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“Racconti dalla quarantena”: Coronavirus e Prodotto interno lordo non vanno a braccetto


01/06/2020

di GIANNI MONDUZZI


L’Unione Europea è nata per punire i reprobi, sapendo già fin dall’inizio chi erano… Noi l’abbiamo accettata, come castigo per la nostra natura gaudente orientata alla bellezza, alla vita. Decisi a cambiare le nostre abitudini, di vivere per produrre il Pil, per imparare come si fa a dominare il mondo o, perlomeno, qualcuno del Terzo mondo… 
Pensavamo che l’euro ci avrebbe emancipato, che ci avrebbe insegnato il tedesco nel gestire i debiti, che ci avrebbe infuso la furbizia francese nel mettere etichette sul lavoro degli altri. Che avremmo avuto a disposizione tulipani a mazzi, a tassazione agevolata, da regalare alle nostre donne… 
E invece no, i debiti sono sempre più nostri, non ce li tocca nessuno, e crescono più alti dei tulipani. Noi continuiamo imperterriti ad amare la vita e la bellezza. In una parola: siamo incorreggibili. 
I nostri partner europei si sono stufati di noi, del nostro stile di vita, della nostra gioia di vivere. Loro sanno che è il Prodotto interno lordo è quello che conta nella vita, che bisogna produrre per consumare. Sono andati a scuola dagli americani e hanno imparato il verbo. 
Chiusi in casa non possiamo consumare come si deve, come richiesto dal Pil. Mangiamo il più possibile, ma non basta ingozzarsi per fare contento il Pil. Ordiniamo cose inutili su Amazon, ma ci arrivano così in ritardo che non ci ricordiamo più perché le abbiamo ordinate. Dobbiamo consumare di più. Per la patria, per progresso, per il Pil. 
Forse dovremo riflettere anche sul Pil e le sue regole. Siamo sicuri che la vita sia una missione per aumentare il Prodotto interno lordo? 
Comunque sia, il virus ha scoperchiato il nostro castello di debiti, il nostro welfare, la nostra sanità da primato, tagli dopo tagli ai finanziamenti. Ognuno di noi dovrà rompere il porcellino e finanziare tutti gli sperperi, le mazzette, le elargizioni da voto populista. 
Finita la sbornia del “reddito di cittadinanza”, ci resterà il mal di testa del “debito di cittadinanza”.

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